DISTICO DEL BUIO E DELLA LUCE

Crediti

di Laura Boato
creato con Gloria Burbello, Giovanni Fregonese, Michela Lorenzano, Carla Marazzato
musiche originali di Andrea Marzari
Foto di Luca Giabardo

Sinossi

Nella metrica greca classica il distico è un metro poetico formato dall’insieme di due versi (δισ|dis- due volte - e στίχος|stichos - verso), un pentametro e un esametro.
È il metro dell’elegia che, a differenza dell’epica, ha un tono piano, oggettivo, essenziale ed ha la particolarità che, pur usando spesso l’io singolare, esso è normalmente la maschera parlante di una collettività cui l’autore chiede di immedesimarsi.

Distico del buio e della luce è un lavoro che si compone di due parti, distinte ma complementari, della durata complessiva di 55 minuti (25’ + 30’, con intervallo).
È un viaggio che inizia sulla soglia della notte e l’attraversa, accompagnandoci verso il nuovo giorno. Non è una ‘narrazione’ né una ‘metafora’, ma un’esperienza performativa densa, che si offre a ciascuno come possibilità d’innesco per interrogare la propria storia e un possibile futuro… che potremmo forse scoprire abitare il sogno di tutti.

"Poesia. Sin dal titolo complessivo. Dalla prima luce all’ultimo buio. Delicatissima, come può tessere solo chi ha avuto esperienza viscerale della vita e della morte, della solitudine e del sostegno, dello scacco e di ciò che ad esso è balsamo: e ci consegna una lezione di tatto. Cristallina, senza slabbrature retoriche, nitida nei tempi, nei gesti, nel disegno delle traiettorie, nella modulazione dei ritmi. La doppia coreografia firmata da Laura Boato è forse il suo risultato più mirato e preciso, sia nella costruzione narrativa che in quella formale. Stupisce la maturità delle interpreti nella padronanza della tecnica e nella dinamica d’insieme, agìta in una sintonia impeccabile, pur nella varietà di ambientazioni del primo e del secondo quadro. Ciò a cui assistiamo è una successione di fotogrammi che danno una rappresentazione socio/antropologica di una contemporaneità che ancora stenta a fare i conti con la fragilità e a dare spazio all’interiorità. La scrittura indaga meccanismi psicologici senza pronunciarli ed è proprio per questo, per l’immedesimazione muta nei corpi in scena, che l’impatto che suscitano nello spettatore è davvero vigoroso e vibrante."
Silvia De March
(Krapp’s Last Post, Dolomiti Hub, Nazione Indiana)

Una produzione
INDACO - Incursioni di Danza e Arte Contemporanea
col prezioso supporto di:
C.T.R. - Centro Teatrale di Ricerca, Venezia