il respiro delle acque​

Crediti

liberamente ispirato al pensiero e all'opera di Renzo Franzin, fondatore del Centro Civiltà dell'Acqua
Regia, testi e direzione coreografica di Laura Boato
creato con: Cristina Guarnieri, Lisa Durigon
e con la speciale partecipazione di: Sasha Brescancin e Marisole Massimi
foto di Luca Giabardo

Sinossi

 

"Vanno cambiati i comportamenti, ma non si può pensare di farlo per norma: i comportamenti cambiano per sensibilità. Noi oggi non gettiamo più l’immondizia per terra o non sprechiamo il cibo non perché altrimenti ci darebbero la multa, ma perché ci farebbe sentire male farlo.” 

(Renzo Franzin)


 

Lo spettacolo è nato su commissione del festival A Piede Libero di Mogliano Veneto, città che dal 1999 al 2005 ha ospitato il Centro per la Civiltà dell'Acqua, un punto di riferimento nel dibattito culturale e scientifico nazionale e internazionale sul tema. Dall'incontro con l'eredità del Centro e del suo fondatore, Renzo Franzin, è nato il desiderio di creare un nuovo lavoro destinato anche ai più giovani, che racconti del valore dell'acqua nei suoi risvolti biologici, politici, simbolici, filosofici e spirituali.

La voce narrante è quella di una bambina, Sasha, che ci accompagna, attraverso i racconti della sua nonna e il grande amore e rispetto che nutre per quest’ultima, a riscoprire il valore dell’acqua: dalla memoria di una cultura veneta rurale al mondo moderno, attraversiamo i grandi cambiamenti che hanno investito il nostro rapporto con l’acqua nel quotidiano, approdando alla consapevolezza di com’è cambiata la nostra percezione e il nostro sguardo nei confronti di un elemento tanto importante nella nostra vita.

I consigli della nonna di Sasha ci lasciano, con leggerezza e ironia, una sorta di vademecum per il futuro, che resterà nel cuore dei piccoli come dei grandi.

"Mia nonna ha viaggiato insieme al fiume,
Ha camminato il cielo e i suoi sassi
raccolto schegge striate dai ghiacciai
toccato pioppi, salici e ormelli
visto ciò che lui nasconde tra le pieghe
quando sonnecchia o muore dentro le radure.
E nelle code dell'acqua che fluiva
Ha conosciuto ombre di cavèdani, guizzi di scardole
la posta astuta di una trota, la bianca luce del mattino
spari, bossoli, resti di bivacco, qualche sagoma di uccello
E poi improvvisa – la ricorda bene –
la lepre
che si arresta, annaspa fuori giri
arretra, stendendo in aria l'antenna delle orecchie
gira su di sé, si fa lentissimo bisbiglio,
e poi diventa azzurrità col fiume."

(Estratto dallo spettacolo)

Una produzione
INDACO - Incursioni di Danza e Arte Contemporanea